San Vito Lo Capo

San Vito lo Capo si trova all’estremita' del Capo omonimo, sulla punta di un promontorio che ad est guarda il Golfo di Castellammare ed e' occupato in gran parte dalla Riserva naturale dello Zingaro ad ovest volge verso le Isole Egadi, visibili quando il cielo e' terso.

Nasce alla fine del settecento, nel territorio demaniale ericino, alle falde di Monte Monaco, nella bianchissima baia posta tra Capo San Vito e Punta Solanto. Dell'epoca paleolitica, mesolitica e neolitica si trovano nelle numerose cavità naturali, un tempo abitazioni, che si affacciano sul mare.

Dinanzi al Paese vi e' una grande ed estesa spiaggia bianca, caratterizzata dalla costa frastagliata che segue tutto il promontorio sui due lati, con numerose piccole cale di ciottoli o di sabbia. Il lungomare esteso solo alla destra del Paese ospita poche costruzioni, sul lato interno, per lo piu' alberghi e bar, e d’estate e' pedonalizzato come il Corso; il suo prolungamento si incrocia con la via del Secco e porta alla Tonnara e poi alla Riserva dello Zingaro.

Le strutture pubbliche e sociali sono state realizzate negli ultimi decenni. Fortunatamente, e' assente lo scempio edilizio di tante altre localita' marine ed e' rispettato il divieto regionale di edificazione a meno di 300 metri dal mare.

Nucleo generatore di San Vito Lo Capo è l'attuale Santuario, antica fortezza che nell'arco dei secoli ha subìto numerosi interventi edilizi. La prima costruzione, realizzata intorno al trecento, fu una piccola cappella dedicata a San Vito martire, patrono del borgo marinaro. Secondo una tradizione accettata e riportata da tutti gli agiografi e cultori di storia siciliana, il giovane Vito per sfuggire ai rigori della decima persecuzione ordinata da Diocleziano, e alle ire del padre Ila e del prefetto Valeriano, assieme al suo maestro Modesto e alla nutrice Crescenzia, scappato via mare da Mazara, col favore dei venti approdò sulla costa del feudo della Punta, in territorio di Monte Erice, dagli antichi chiamato Capo Egitarso. Qui cominciò a predicare la parola di Dio tra la gente del luogo, in una borgata poco distante dalla spiaggia, chiamata Conturrana.

In nome di Dio guariva gli infermi, quanti fossero colpiti da rabbia o morsi da animali, o compromessi nella salute per un improvviso spavento, scacciava gli spiriti immondi. Ma, a dispetto dei numerosi miracoli operati, la sua opera fu coronata da scarso successo, e si concluse col castigo inflitto da Dio a Conturrana.

La credenza popolare ritiene che il giovanetto S. Vito, martire al tempo di Diocleziano, sia stato in questo paese non benevolmente accolto, allorquando si era colà rifugiato, accompagnato dai precettori Modesto e Crescenzia. L'inesorabile ira divina si era abbattuta sul paese, seppellendolo completamente sotto una frana, non appena i tre profughi avevano lasciato il centro abitato, dirigendosi verso il mare. Sempre secondo tradizione Santa Crescenzia, voltandosi a guardare la città che crollava, divenne pietra nello stesso punto dove adesso sorge la cappella, alla quale ancora oggi gli abitanti del luogo attribuiscono poteri magici. Per S. Vito, invece, seguì una breve dimora nell'Egitarso e, dopo un viaggio attraverso la Sicilia e la Basilicata, il martirio il 15 giugno del 299.

Col tempo crebbe la fama della chiesa e dei "miracoli" attribuiti al martire Vito e a Santa Crescenzia e così, per accogliere i numerosi fedeli che arrivavano in pellegrinaggio - e, soprattutto, per difenderli da ladri e banditi - l'originaria costruzione andò trasformandosi in una fortezza/alloggio. Tale realizzazione risale alla fine del quattrocento. Fin dall'inizio, il Santuario fu fatto centro ad una grande devozione e la fama dei miracoli che il Santo qui operava, varcava anche i confini della Sicilia, richiamando in ogni stagione numerosissimi pellegrini. Anche gli stessi corsari, nemici dichiarati della fede cattolica, avevano rispetto per il Santo e per il suo tempio.

RISERVA DELLO ZINGARO

A sud-est di San Vito Lo Capo, si incontra un angolo di mondo incontaminato, uno dei piu belli della Sicilia, la Riserva Naturale dello Zingaro, la prima in Sicilia.


Lo Zingaro ha una superficie di 1650 ettari, una fascia litoranea di circa 7 Km, formata da una costa rocciosa di calcari del Mesozoico, intercalata da numerose calette e caratterizzata da strapiombanti falesie che da un'altezza massima di 913 mt. (Monte Speziale) portano rapidamente al mare.

La struttura geopedologica è rappresentata da formazioni calcarenitiche quaternarie e soprattutto da rilievi mesozoici di natura calcarea dolomitica. La morfologia del paesaggio presenta forme aspre e accidentate. I terreni costituenti la riserva sono il risultato dell'intrecciarsi dell'attività umana e dell'evoluzione della natura, infatti, fino a poco tempo fa ogni superficie, se pur piccola, era coltivata a scopo agricolo.

Notevoli sono i fenomeni carsici con formazione di pianori sommitali e doline dove l'erosione favorisce l'accumulo di terra rossa inframezzata da diffusi lituosoli e rocce affioranti in lastre e spuntoni. Lo Zingaro incanta per la sua aspra bellezza per i colori intensi in ogni stagione, per le bianche calette incastonate in un mare turchese, le onnipresenti palme nane, la rigogliosa macchia mediterranea, i tenaci olivastri e i maestosi carrubi da dove si intravedono le armoniose forme delle case contadine.

Lo Zingaro riserva terrestre è tuttavia strettamente legata al mare, che non è soltanto il confine geografico ma lo sfondo costante del paesaggio e il complemento indispensabile degli aspetti naturalistici.

Il profilo litoraneo è un'alternanza di alte pareti di roccia che sprofondano nel blu e di insenature degradanti dolcemente verso il mare.

Le calette tutte ciottolose viste dal mare hanno l'aspetto di nicchie più chiare incavate sul fianco delle muraglie dolomitiche che entrando da Sud versante Scopello e andando verso Nord prendono il nome di Cala della Capreria (foto a sinistra), Cala del Varo (raggiungibile via mare), Cala della Disa o Zingaro, Cala Beretta, Cala Marinella, Cala Torre dell'Uzzo il cui substrato calcareo esalta la trasparenza dell'acqua proprio come un ambiente tropicale. E in fine Tonnarella dell'Uzzo.

Il paesaggio subacqueo è un continuo susseguirsi di colori e forme. Si comincia dalla sponda dove l'impatto del mare si fa tumultuoso e si adorna del Lithophyllum tortuosum un'alga rossa intricatissima e sfrangiata.

A livello di marea l'alga Cystoseira stricta testimonia il grado di purezza delle acque. Al di sotto del primo metro appaiono Cistoseire dall'aspetto più delicato che si mescolano ad altre alghe brune.

Dove il blu è uniforme si fanno più frequenti gli animali dall'aspetto floreale: anemoni, rosee di mare, madrepore. Sotto queste fioriscono le Astroides calycularis (polpi di madrepora) che accendono le pareti di colori dall'arancio al rosso fuoco. Spugne dai toni gialli, violetti rossi, rivestono antri e cunicoli. A profondità ragguardevoli gemma ancore il corallo rosso.

I pesci sono rappresentati soprattutto da labridi e blennidi dalle livree coloratissime. Una rarità è la presenza del Troittor a vermeti un mollusco gasteropode dalla conchiglia a forma di tubo lunga da uno 1 a 2 cm. di natura calcarea fortemente gregaria, tanto da fondersi in masse uniche di calcare. Grazie a questo processo si formano queste piattaforme (troittor) che orlano la costa.

Numerosi e interessanti sono i cunicoli e le grotte sommerse tanto da essere oggetto di tesi di laurea. Le più conosciute sono: la grotta del Colombaccio in prossimità del limite di levante con ingresso situato a 2 mt. circa che si allarga in una camera ampia 30 mt. Grotta della corvina in prossimità di punta Craperia, grotta della Craperia, grotta della Mustia, grotta della Ficarella.

Come già detto pur non essendo una riserva marina è vietato introdurre fucili, canne da pesca e strumenti di cattura di qualsiasi genere. Come da regolamento.

Isole Egadi (Favignana, Maretimo e Levanzo)

Favignana

E' l'isola maggiore delle Isole Egadi, posizionata a circa 9 miglia da Trapani, deve il suo nome al vento Favonio. La sua forma ricorda una farfalla con le ali spiegate, costituite dalle due pianure, una detta il Bosco distesa verso ovest e l'altra detta la Piana distesa ad est verso la Sicilia. Al centro il corpo massiccio costituito dalla montagna che culmina con la vetta S. Caterina (302 mt) su cui si trova l'omonimo castello.

Da sempre al centro del Mar Mediterraneo è stata un punto strategico per tutti i popoli che si sono affacciati su questo mare e che per il suo predominio si sono scontrati in epiche battaglie. La più nota di queste resta quella che nel 241 a.C contrappose i Fenici ai Romani, si svolse nel mare prospicente l'isola e fu decisiva per la sorte della prima guerra punica, il mito racconta che lo specchio d'acqua in cui essa si svolse, divenne rosso per il sangue versato dai combattenti e fu da allora che venne dato il nome di Cala Rossa alla baia davanti alla quale si combattè.

Oggi l'isola con le sue spiaggette, i suoi scogli, le sue bellissime cale e il suo mare incontaminato è un'ambita meta turistica, capace di coniugare il nuovo con l'antico, mettendo insieme le numerose attività turistiche con le tradizioni di un paese che da sempre ha vissuto di mare, ed in particolare delle attività legate alla pesca del tonno, infatti ogni anno nel periodo Aprile-Luglio si rinnova la tradizione della Tonnara e della Mattanza , la pesca del tonno, molto emozionante e spettacolare, un rito cruento, spasmodico, ma di incredibile fascino.

Un'escursione sicuramente da fare, per conoscere un'altra antica ma viva tradizione, è quella alle cave a cielo aperto per l' estrazione del tufo, tradizione di fatica, che gli isolani esorcizzano vantandosi del fatto, che con le pietre della loro isola si sono costruite molte delle più belle dimore siciliane.

Uno spettacolo da non perdere è stata la "mattanza", tradizionale pesca del tonno che si perpetua da secoli. La mattanza si svolgeva dalla metà di maggio alla prima decade di giugno. In questo periodo i branchi di tonni seguono le correnti che dall'oceano portano nel più tiepido Mediterraneo per deporre e fecondare le uova. Da visitare il Museo della tonnara presso l'incredibilmente bello Stabilimento dei Florio.

 

Marettimo

E' meta perfetta per ogni tipo di turista, gli appassionati esploratori di grotte, gli affezionati del mare, gli amanti delle esplorazioni subacque, i cultori dell'archeologia ed in genere di tutti coloro che desiderano allontanarsi dal clamore e dallo smog delle citta, per tuffarsi in un paradiso incontaminato.

L'isola di Marettimo può considerarsi uno degli ultimi paradisi fra le rare località marine ancora incontaminate. Non è facile descrivere la bellezza, la pace idilliaca che vi regna, l'importanza dei tesori naturali archeologici che in essa vi regnano. La quasi totale assenza di automobili e di tutti i rumori che ci accompagnano nelle grandi città, rende la vita in paese tranquilla e serena. Si approda allo scalo nuovo e subito si ha l'impressione di essere sovrastati dalla montagna, incombente e maestosa. Ma è lo scalo vecchio, sul lato opposto, il vero porticciolo dei pescatori di Marettimo. Da qui portando lo sguardo verso nord si scorge Punta Troia che con fierezza si protende verso il mare con il suo Castello, costruito dagli Spagnoli nel XVII secolo. Proseguendo per Punta Troia e superato il promontorio, un'altra sosta alla grotta del Tuono, nella costa settentrionale dell'isola che termina a punta Mugnone. Da qui comincia il fantastico scenario della costa occidentale: rocce altissime, dolomitiche, a picco su un mare trasparente di un turchese profondo, splendide grotte, colori ora intensi ora sfumati a seconda dei giochi di luce creati dai raggi solari contro le pareti rocciose e sulla superficie dell'acqua.
 Proseguendo su questo lato dell'isola si arriva alla bellissima grotta "perciata", ricca di stalattiti, stalagmiti e depositi calcarei che nella grotta del "presepe" hanno creato figure che ricordano i personaggi della natività. Infine si arriva alla grotta della "bombarda" che prende il nome dai boati che vi produce il moto ondoso. Dopo Punta Libeccio si trova la secca del "cretazzo", luogo d'immersione ideale per gli amanti della fotografia subacquea per la rigogliosa flora e l'abbondante fauna. I fondali sono inferiori al metro e si possono trovare murene, gronghi, cernie, ricciole, saraghi e tanti altri tipi di pesci. Seguendo ancora la costa si arriva a Punta Bassana il cui fondale è ricco di posidonie, spugne, aragoste, dentici, ecc.. Continuando il periplo, si giunge a Cala Marino dove si osservano alcune piccole spiagge prima di arrivare al paese.

 

Levanzo

La più piccola delle isole Egadi, grazie alla natura prevaltemente montuosa e ad una limitata antropizzazione ha salvato diverse specie vegetali endemiche (circa 400). L'assenza di strade rotabili invita il visitatore al trekking attraverso piste non disagevoli e di indubbio fascino; si potrà, senza grandi difficoltà, raggiungere, seguendo il versante occidentale dell'Isola, la Grotta del Genovese, incontrando molte delle espressioni vegetali dell'Isola dal forte aroma selvatico. I graffiti della grotta del Genovese, databili intorno al 9200 a.C. , testimoniano di una comunità dedita alla caccia e già alla pesca del Tonno, unita in vincoli tribali da rituali magici. Introducendosi nella Grotta e abituandosi lentamente al buio si resta sopraffatti dal fascino che la riproduzione di stilizzati e simbolici danzatori produce. L'importanza sopranazionale del patrimonio archeologico di Levanzo merita certamente una visita.

Dalle pendici di "Pizzo del monaco" è possibile raggiungere Cala Tramontana, uno dei luoghi più suggestivi dell'isola per il colore della roccia, la trasparenza del mare, la flora e la fauna sottomarina. Oltre la Cala Dogana su cui si affaccia il delizioso paesino, da non perdere un bagno a Cala Minnola.

Levanzo ha la forma di un triangolo. Il suo “centro storico” si adagia, a mo’ di presepe, sulla riva di Cala Dogana e sulla sommità si possono ammirare, ancora oggi, le vestigia di una antica torre di avvistamento saracena.Non è da meno, però, per quel che riguarda le attrattive dell’isola, la sua flora. Infatti, non ostante l’isola non sia ricca di acqua dolce, vi si possono rinvenire circa 460 tipi di piante, di cui una decina veramente tipiche del territorio.Incredibile, ma vero, durante la stagione umida (autunno inoltrato, inverno) non mancano grossi e saporitissimi funghi.L’Isola non è grande e questo ne fa suo pregio. Basti pensare che il perimetro della costa misura 15 Km. circa e la sua superficie è di 5,82 Km quadrati.

I suoi abitanti, pare, fino ai primi anni del 1800 adibivano ad abitazione le grotte dell’isola.Il paese vero e proprio assunse tale sembianza intorno al 1850. Nel 1883 “il giorno 8 del mese di febbraio, la quinta feria dopo le ceneri, giorno dedicato nel calendario diocesano a S. Giovanni De Matha”, come ricorda il Sacerdote Mario Zinnanti, primo regio cappellano curato e rettore della real Chiesa parrocchiale dell’isola di Marettimo, venne benedetta la Chiesa di Levanzo, in mezzo all’abitato. Prima di allora ne esisteva una, situata sull’altopiano, in un magazzino del Barone Pallavicino, per il quale questi percepiva un affitto dal Governo.